

Autori: Stefano de Carolis – Nicola Cotti
Edizioni Carta Bianca
Isbn: 9788894788945
Uscita: Gennaio 2026
“Il Giovane Chiaffredo Bergia” (Edizioni Carta Bianca), di Stefano de Carolis e Nicola Cotti, un saggio storico scritto per rendere omaggio ad uno degli Eroi più decorati dell’Arma dei Carabinieri, esplorandone la vita prima del suo arruolamento nel Corpo dei Reali Carabinieri, attraverso documenti e fotografie inedite, ed importanti testimonianze familiari.
Come sottolinea nella prefazione il Ten. Col. CC Raffaele Gesmundo, Direttore del Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri di Roma, «attraverso un’indagine archivistica meticolosa, gli autori ricostruiscono la figura del valoroso ufficiale, concentrandosi in particolare sulla sua giovinezza, sugli anni precedenti all’arruolamento e sulla carriera che lo consacrò come simbolo di coraggio e dedizione».
L’opera, dunque, non si limita a celebrare le doti militari e le imprese dell’Eroe di Paesana che lo videro nella seconda metà dell'800 primeggiare nel contrasto al fenomeno del brigantaggio nel centro-sud Italia, ma racconta anche «l’uomo che ha scelto di dedicarsi alle Istituzioni, nato in una famiglia di agricoltori e pastori e forgiato dalle esperienze giovanili che ne hanno plasmato la sensibilità verso la legalità ed il rispetto delle leggi».
Un ulteriore e significativo contributo alla ricostruzione storica della figura del Capitano Bergia è frutto delle ricerche condotte presso l’Archivio di Stato di Bari, che hanno permesso di riportare alla luce documenti inediti relativi alla sepoltura del Carabiniere, alla profonda riconoscenza dimostrata dall'intera cittadinanza barese nel giorno della sue esequie (avvenute nel febbraio 1892), nonché agli eventi che si verificarono in occasione delle solenni celebrazioni per il primo centenario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri, tenutesi a Bari nel luglio 1914, con l'inaugurazione del monumento bronzeo plasmato in suo onore.
STORIA DI CHIAFFREDO BERGIA
Chiaffredo Bergia da Paesana si arruolò nei Carabinieri Reali in data 12 dicembre 1860 presso il capoluogo del circondario (Saluzzo).
Il 15 febbraio 1861 inizio la frequenza del corso carabinieri presso la scuola Allievi di Torino; destinato alla fine del corso alla Legione di Chieti il 9 novembre 1861 fu destinato alla Stazione Carabinieri di Scanno. Nel 1862 ricevette la prima “menzione onorevole” per il coraggio dimostrato nell’affrontare una banda di briganti nelle campagne di Scanno.
Il 22 aprile 1863 assieme ad altri colleghi fronteggiò i briganti della banda TAMBURRINO; per tale azione, sarà successivamente decorato con la Medaglia d’Argento al Valor Militare (M.A.V.M.) con R.D. del 11 ottobre 1863.
Il 1 ° Agosto 1867 fu promosso al grado di vicebrigadiere, primo ed unica promozione per titoli ed esami (tutte le successive promozioni, compresa quella alla categoria Ufficiali, per meriti) e gli fu affidato il comando della Stazione di Campotosto.
L'8 novembre 1867, partecipò alla cattura del brigante Andrea Andriani, reo di omicidio; pochi giorni dopo quel fatto, partecipò alla cattura della banda di briganti capitanata da Antonio Giorgioantonio; spicca il coraggio dimostrato dal Bergia che, sprezzante del pericolo, durante l’azione afferrava il fucile che il brigante gli aveva spianato addosso, a deviarlo evitando l’esplosione di colpi e riuscendo con l’aiuto degli altri militare ad arrestare tutti i briganti.
L'ardimento mostrato nell’azione (l’aver afferrato l’arma del brigante pur potendo difendersi a sua volta con le armi) valse una nuova menzione onorevole al valore militare concessa con R.D. 8 marzo 1868, (poi convertita nel Medaglia di Bronzo al Valor Militare (M.B.V.M.)
Il 17 giugno del 1868 durante un servizio di pattuglia sulle montagne tra Teramo e L’Aquila, Bergia ed i suoi militari affrontarono il brigante Palombieri Giovanni il quale rimase ucciso nel conflitto a fuoco con i militari; addosso al brigante fu trovata una lettera con la quale invitava le bande del confine ad una invasione del comune di Fano per vendicarsi di diversi possidenti, e specialmente del sindaco.
Per questo fatto, a Chiaffredo Bergia fu poi tributata la seconda Medaglia d'Argento al Valor Militare (M.A.V.M.) concessa con R.D. 15 ottobre 1868.
In quel periodo la Legione di Chieti fu assorbita in quella di Bari e nel 1870 Chiaffredo Bergia è impegnato nelle ricerche di bande di briganti che continuavano ad infestare le zone abruzzesi; tra queste vi era la banda dei briganti POMPONIO (autore di venti omicidi e di rapine, sul capo del quale pesava già una taglia di tremila lire) e D’ALENA (soprannominato il Romano, famoso per atti di feroci tanto che il comune di Itri (Gaeta), oltre al premio di tremila lire stabilito dal Governo, aveva deliberata una pensione vitalizia a favore di chi lo avesse catturato) che da circa 9 anni creavano squilibrio nelle terre abruzzesi: la banda POMPONIO, attorno a Vasto si era resa responsabile di numerose rapine e di frequenti delitti mentre quella del brigante D’ALENA imperversava nelle province dell'Aquila e di Campobasso.
I due briganti erano seguiti da una giovinetta diciottenne, Filomena Soprano, amante di d'Alena, e da due altri non meno famosi manigoldi, Michelangiolo Pomponio, fratello di Giuseppe, e Bernardino Di Nardo, entrambi di indole feroce e sanguinaria.
Questa banda di malfattori il 12 settembre 1870 aveva catturato un ricco proprietario di Montazzoli, certo Gaetano Franceschelli, per riscatto del quale aveva imposto alla desolata famiglia una taglia di oltre sessantamila lire. Nonostante il raggiungimento del denaro della “taglia” i briganti non avevano voluto restituire il prigioniero. Chiaffredo Bergia, al comando di una squadriglia volante di quattro carabinieri, si mise sulle tracce dei briganti. Grazie ad un’informazione confidenziale, Bergia apprese che i briganti sarebbero transitati dalle parti del bosco di Dogliola, in una località detta Forte Bianco L’informazione si rivelò attendibile ma alla vista dei carabinieri i briganti aprirono il fuoco e si diedero alla fuga; nel successivo inseguimento, dopo una lotta “corpo a corpo” a suon di revolverate ed una estenuante lotta corpo a corpo, rimase ucciso nel conflitto a fuoco il brigante che, poco dopo, fu riconosciuto nel D’Alena. Le ricerche degli altri componenti della banda proseguirono senza sosta fino a quando, poco dopo, vennero rintracciati anche gli altri componenti della banda, tutti arrestati, compresi la Filomena Soprano e Giuseppe Pomponio. Per il coraggio e lo sprezzo del pericolo dimostrati, al Bergia furono concessi doni in danaro dal Municipio di Lentella e di Dogliola, che egli generosamente rifiutò facendoli destinare ad opere di beneficenza.
Per tale azione, con R.D. 15 febbraio 1871 gli venne poi conferita la Medaglia d'Oro al Valor Militare (M.O.V.M.)
Con la distruzione della banda Pomponio non erano comunque terminate le operazioni contro i resti del brigantaggio.
Nella provincia dell'Aquila ancora spadroneggiava un'altra banda, con a capo Croce di Tola detto “Crocitto” che in particolare vagava dalle parti di Sulmona, dove aveva compiuto un imprecisato numero di rapine; per catturare Crocitto e la sua banda, dalla Legione di Bari, fu autorizzata la formazione di una squadriglia volante composta di tre carabinieri, posta sotto il comando di Chiaffredo Bergia. L'azione iniziò ai primi di maggio del 1871 ma fu più insidiosa del previsto tanto che la banda di Tola, favorita dai numerosi fiancheggiatori, continuava nei suoi crimini, divenendo ogni giorno più audace e minacciosa, ritenendosi oramai sicura della sua forza: era riuscita a consumare oltre venti estorsioni, ad uccidere ottanta montoni ad un proprietario e a distruggere un gregge di centoventi pecore ad un altro. Nel pomeriggio del 29 luglio 1871, la squadriglia di Bergia si rifugiò in un capanno per riposarsi durante la perlustrazione, ma in quel momento, la baita fu circondata da alcuni briganti che iniziarono a sbeffeggiare i carabinieri e ad insultare il Bergia dicendo: « Bergia ! sorti fuori, se hai coraggio, mangiapolenta... » e poi « sorti fuori, bello mio, che oggi è il giorno che ti facciamo a pezzi!... ». I briganti aprirono il fuoco verso il casolare e Bergia diede l’ordine ai suoi uomini di non rispondere al fuoco, facendo sì che i briganti potessero finire quasi tutte le munizioni; poco prima dell’imbrunire diede l’ordine di uscire e si lanciò fuori dal capanno seguito dai suoi uomini Grazie a tale intuizione Bergia ed i carabinieri poterono così rispondere al fuoco da un riparo più agevole, riuscendo nella coraggiosa azione a ferire il capo banda Croce di Tola, che venne abbandonato dai suoi sodali e catturato dai carabinieri Bergia si lanciò quindi all’inseguimento dei fuggiaschi i quali riuscirono temporaneamente a dileguarsi nei boschi; due dei briganti fuggiti durante la cattura di Crocitto (i briganti Patella e Cellini), si costituirono pochi giorni dopo. Per tale azione, ai tre carabinieri che con tanta fermezza avevano seguito ed assecondato l'opera di Chiaffredo Bergia, venne tributata la Medaglia d'Argento al Valor Militare mentre al brigadiere Chiaffredo Bergia, con R.D. 31 ottobre 1871, venne conferita la Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia.
Un anno dopo, il municipio e i proprietari di Scanno gli offrirono una medaglia d'oro, della forma e delle dimensioni di quella al Valor Militare, portante da un lato lo stemma del Comune, dall'altro questa iscrizione:« A Bergia Cav. Chiaffredo per la cattura del brigante Croce di Tola avvenuta il 29 luglio 1871, Municipio e proprietarii di Scanno offrono ».
Dei componenti della banda Crocitto mancavano alla cattura altri due superstiti: Angelo Del Guzzo ed uno sconosciuto che essi chiamavano Giustino. Il Del Guzzo era il più terribile, sia perché crudelissimo, sia perché pratico da molti anni della vita brigantesca, avendo in altri tempi già guidato una banda numerosa di malfattori. Grazie ad altre informazioni confidenziali, Bergia venne a sapere che il brigante si era rifugiato nel bosco detto Guado dell’Orso; per catturarlo Chiaffredo Bergia si travestì da contadino, e così fece fare ai suoi quattro carabinieri. Il brigante cercò di sfuggire ai carabinieri ma finì per rimanere ucciso nel combattimento con i militari. Chiaffredo Bergia il 1° dicembre 1871, per disposizioni del Comitato dell'Arma, venne nominato maresciallo d'alloggio e destinato al comando della stazione di Atessa. Per la cattura del brigante DEL GUZZO, a Chiaffredo Bergia venne concessa la terza Medaglia d’Argento al Valor Militare (M.A.V.M.) con R.D. del 25 febbraio 1872.
Nel corso del 1872 fu temporaneamente inviato nella Legione di Roma, dove contribuì alla cattura di due briganti (Giuseppe LONNINI e Geremia ROSA) che da tempo imperversavano nella zona di Tivoli. Per l’azione che valse la cattura del brigante ROSA e l’uccisione del brigante LONNINI, gli venne tributata una seconda menzione onorevole al valore con R.D. del 18 aprile 1872.
Tale ultima menzione onorevole al valore militare e quella ricevuta nel 1868, con R.D. 8 dicembre 1887 vennero convertite in Medaglie di Bronzo al Valor Militare (M.B.V.M.); in forza a quanto stabilito dagli articoli 2 e 3 del suddetto R.D., ai militari decorati di una o più medaglie di bronzo (nel caso di Bergia due), consentirono a Bergia di fregiarsi di un’unica medaglia di bronzo dove, appeso al nastro, venne applicata una particolare fascetta di bronzo su cui venne incisa “la data dell'azione alla quale si riferisce la nuova ricompensa ottenuta”, ben visibile in particolare in una delle ultime foto in alta uniforme di Bergia.
Sempre nel 1872, ritornato ad Atessa, Bergia si trovò alle prese con le ricerche di quattro evasi dal carcere di Chieti (Giuseppe Delle Donne, Domenico Colanieri, Luigi Berardi, Andrea de Angelis); avuta notizia che gli evasi si erano rifugiati in un casolare, Bergia li raggiunse con i suoi uomini e li costrinse alla resa, senza che venissero usate le armi, ma solo grazie rispetto ed alla paura che suscitava in loro il famigerato “castigabriganti”. Bergia infatti urlò agli evasi asserragliati dall’esterno del covo: “Mi chiamo Bergia, non ho mai mentito, se vi arrendete avete la mia parola d’onore, nessuno vi toccherà”; udite le parole, i quattro catturandi si consegnarono ai carabinieri. Per tale coraggiosa azione, Bergia venne decorato della Croce di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia (R.D. del 18 luglio 1872).
Dopo la sua opera per la distruzione del brigantaggio, Chiaffredo Bergia continuò a prestare servizio in regioni più tranquille. Passato nel 1875 dalla Legione di Bari a quella di Torino, e successivamente a quella di Milano, venne qui promosso al grado di maresciallo d'alloggio maggiore nel 1877.
Nel 1880 venne promosso sottotenente permanendo nella Legione di Milano fino al 1883.
Nel 1883 Venne promosso tenente e nuovamente destinato alla Legione di Torino dove rimase fino al 1891.
Promosso Capitano il 17 dicembre del 1891 venne desinato alla Legione di Bari dove, poco dopo un mese dal suo trasferimento, morì il 2 febbraio 1892.


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